Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/317

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poi servendosi dei due vasi che vi stavano dietro, rapidamente la vuotarono.

– Alla savana – disse il Rospo, prendendo le pagaie.

La corrente era piuttosto rapida e aiutava potentemente la canoa; spinta anche dalle quattro pagaie; in meno di tre ore raggiunse la savana sommersa, senza avere fatto alcun cattivo incontro.

Già i tupy da parecchio tempo non si udivano più. Dovevano essersi fermati nella foresta, credendo forse che i fuggiaschi avessero trovato qualche nascondiglio.

– Dove potremo trovare i tupinambi? – chiese Diaz, quando ebbero lasciata la foce del fiume.

– Andiamo alla grande aldèe di Tulipa – rispose il Rospo. – Sono certo di trovarvi già i miei compatrioti. Le orde degli eimuri si sono ritirate ormai ed altre sono state distrutte.

– Quando vi potremo giungere?

– Prima del tramonto.

– Sicché ci saranno necessari almeno due giorni prima di giungere addosso all'aldèe dei tupy. Potrà resistere Alvaro, ammesso che si sia barricato in qualche capanna?

– Anche se l'avranno preso, non lo mangeranno subito – disse il Rospo. – I prigionieri vengono serbati per le grandi solennità, tu lo sai.

– Che vengano i tuoi compatrioti?

– L'Uomo di fuoco è troppo prezioso per lasciarlo nelle mani dei tupy. Pensa quale potenza acquisterebbe la nostra tribù con un pyaie così potente che possiede il fuoco celeste che tuona e uccide ad una così grande distanza.

– È vero – disse Diaz.

– Tutti sarebbero orgogliosi di avere un tale uomo. Io anzi sono quasi certo che anche i suoi nemici non oserebbero divorarlo.

– Nondimeno non sono affatto tranquillo sulle sue sorte e vorrei già...

Diaz si era bruscamente alzato deponendo la pagaia e guardava verso la riva vicina che era spaccata da un piccolo corso d'acqua ingombro d'isolotti.

– Che cosa guardi? – chiese il Rospo.

– Ho udito un sibilo echeggiare laggiù, fra quelle canne palustri.