Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/318

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– Sarà stato qualche tapiro – disse il Rospo. – Quegli animali abbondano sulle rive delle savane.

– A me parve il sibilo d'una freccia.

– Che i tupy immaginandosi che noi ci saremmo rifugiati nella savana, siano scesi lungo le rive di quel fiumicello? – si chiese il tupinambi con una certa inquietudine. – È bensì vero che noi abbiamo la canoa e che non saremo così sciocchi d'approdare.

– Tu sai che ne posseggono anche loro – disse Diaz.

– Pur troppo – rispose l'indiano.

Lanciò un rapido sguardo sulla savana e vedendo a breve distanza un gruppo d'isolotti boscosi, aggiunse:

– Se noi prendessimo terra fino a che spunta il sole? Desidererei sapere se i tupy si preparano a darci la caccia anche sulle acque della savana, prima d'intraprendere la traversata.

– Condivido pienamente la tua idea – rispose il marinaio di Solis. – Saremo più sicuri in mezzo a quelle piante che su questa canoa che è scoperta.

– Diamo dentro ai remi, uomo bianco.

Volsero le spalle alla sponda e si diressero frettolosamente verso una di quelle isole, approdando sulla più vasta che era coperta da una vegetazione foltissima.

Essendo la riva ingombra di paletuvieri, nascosero la canoa sotto i rami contorti di quelle piante, poi passando di tronco in tronco giunsero a terra.

– Aspettami – disse Rospo Enfiato, accostandosi ad una palma altissima, dal tronco diritto ed esile. – Di lassù potrò vedere se i tupy ci hanno seguìti sulla savana.

S'arrampicò lestamente sulla pianta fino a raggiungere le immense foglie piumate, ma vi era appena giunto che il marinaio di Solis lo vide ridiscendere precipitosamente.

– S'accostano? – gli chiese.

– No – rispose l'indiano.

– Allora perché sei subito sceso?

– Ho veduto un fuoco ardere sulla riva.

– Verso la foce di quel fiumicello?

– Sì, – confermò l'indiano – ed ho veduto anche delle ombre umane agitarsi presso la savana.

– Chi credi che siano? – chiese Diaz dopo qualche istante di silenzio.