Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/82

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foglie delle vittorie che proiettavano un'ombra sufficiente ad ingannare i pesci.

Due scosse li avvertirono ben presto che la cena era assicurata. Ritirarono con precauzione le lenze e s'impadronirono di due grossi traira, pesci che abitano le paludi e le savane, colla bocca larghissima armata di denti acutissimi ed il groppone nero.

Incoraggiati da quel primo successo avevano tornato a lanciare gli ami, quando con loro grande sorpresa udirono, sotto le acque, un ruggito strano e prolungato, come se fosse uscito dalla gola d'un leone.

– Avete udito signor Alvaro? – chiese il mozzo.

– Per Bacco! Non sono sordo.

– Era un ruggito, è vero?

– Sì, Garcia.

– E veniva dal fondo della palude.

– Dall'alto no di certo.

– Chi può averlo mandato?

– Qualche pesce di nuova specie, forse.

– Deve essere ben grosso.

– Piccolo no di certo, ragazzo mio.

– Se fosse invece qualcuno di quegli enormi serpenti?

– Era venuto anche a me questo sospetto.

– Oppure un caimano?

– Sarebbe tornato a galla a respirare, mentre non ne vedo.

In quel momento il mozzo provò una scossa così vigorosa, che per poco non fu trascinato nella palude.

Qualche pesce enorme doveva aver inghiottito l'amo e nel tentare di fuggire, aveva dato quello strappo.

Alvaro aveva appena avuto il tempo di trattenere il mozzo.

– Lascia andare la lenza! – gridò.

La funicella e la canna scomparvero subito sott'acqua, mentre una tromba d'acqua e di fango si sollevava dalla palude, rovesciandosi addosso ai due naufraghi, seguìta da un ruggito più formidabile del primo.

– Perdinci!... – esclamò Alvaro, saltando rapidamente indietro. – È scoppiata una mina in fondo alla palude?

– Altro che una mina, signore – disse Garcia. – Ho veduto, in mezzo al fango agitarsi una coda grossa come le vostre cosce. Era una di quelle bestiacce che avete ucciso sulle rive dello stagno e che per poco non mi divorava.