Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/83

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– Un altro di quei serpenti?

– Ma sì, signore.

– Strano paese dove i serpenti invece di strisciare fra le erbe vivono nell'acqua come le anguille!

– Devono essere parenti stretti.

– Non disturbiamo oltre quel messere che deve essere molto irritato per aver inghiottito il tuo amo. D'altronde la cena è ormai assicurata e abbondantemente.

– Quando lasceremo l'isolotto?

– Ci fermeremo qui questa sera. Siamo più al sicuro in mezzo alla palude che nei boschi.

– Che gl'indiani abbiano terminata la battaglia?

– Non si ode più nulla.

– Saranno probabilmente occupati ad arrostire i morti.

– E anche i prigionieri, Garcia – disse Alvaro.

– Che canaglie! Eppure la selvaggina e le frutta non mancano nelle loro foreste.

– Questione di gusti, ragazzo mio. Orsù, accendiamo il fuoco e prepariamoci la cena. Il sole si abbassa rapidamente.

Temendo che gl'indiani potessero scorgere la fiamma, dubitando che avessero già lasciata la foresta, scelsero un luogo riparato dalle piante.

Raccolsero delle canne secche e dei rami morti e si sedettero intorno al piccolo falò sorvegliando la cottura dei pesci.

Le tenebre cominciavano a calare e dalle acque si alzava una nebbiola carica di esalazioni pestifere, quella nebbia pericolosissima che produce febbri mortali e anche la terribile febbre gialla.

Miriadi di zanzaroni volteggiavano fra le canne, mentre in alto svolazzavano a zig-zag certi grossi pipistrelli che avevano delle ali di quasi mezzo metro, forse quei pericolosissimi vampiri rossi che succhiano il sangue alle persone e agli animali che sorprendono addormentati.

Sulle larghe foglie delle vittorie, passeggiavano invece gravemente, sui loro lunghissimi trampoli i piassoca, lasciandosi trasportare dal venticello che spingeva quelle zattere verdeggianti, attraverso la palude, mentre i bentivi, ritti sulle canne, lanciavano il loro monotono e melanconico grido: ben-ti-vi... ben-ti-vi... ed i bianchi uruponga nascosti fra i cespugli degli isolotti lanciavano in aria, rompendo bruscamente il silenzio, le loro note