Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/92

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


– Ah! Diavolo! – esclamò il portoghese, stupito. – Come va questa faccenda! Eppure le mie braccia sono ancora solide e la lama della scure era ben affilata.

– Che legno hanno queste piante? – si chiese il mozzo, non meno sorpreso.

Alvaro rinnovò il colpo e l'arma, invece di conficcarsi, rimbalzò come se avesse percosso una rupe di quarzo o un palo di ferro.

– È incredibile! – esclamò Alvaro.

– Vediamo – disse il mozzo.

Si levò il coltello e si provò a piantarlo a tutta forza nel tronco della pianta. La lama lunga e piuttosto sottile, anziché penetrare nel tronco, si spezzò come se fosse stata di vetro.

– Ebbene, Garcia? – chiese il portoghese.

– Io dico signore, che queste piante sono di ferro e che non riusciremo mai ad abbatterle.

Alvaro passò ad un altro albero e si diede a menare colpi furiosi non riuscendo ad altro che ad intaccare a malapena la corteccia.

– Io ho udito parlare vagamente di certi alberi duri come rocce che crescono in America – disse, asciugandosi il sudore che gli colava abbondantemente in seguito a quegli sforzi erculei. – Che questi appartengano a quella specie?

Non si era ingannato. Le poche piante che erano spuntate sull'isolotto erano quei famosi pâo de fero che hanno reso celebri certe foreste del Brasile e dell'Amazzonia, duri come se le loro fibre fossero di ferro, che sfidano le scuri meglio affilate e che sono così pesanti da non poter galleggiare.

Anche se i naufraghi fossero riusciti ad abbatterli, non ne avrebbero cavato alcun vantaggio e avrebbero perduto inutilmente il loro tempo.

– Signore, – disse il mozzo, – non se ne farà nulla. È inutile che guastate la nostra scure e che sprecate le vostre forze.

– Dovremo dunque rimanere prigionieri su questo pezzo di terra? – si chiese Alvaro.

– Se potessimo ripescare la nostra scialuppa?

– Chissà dove sarà andata a finire. Queste acque non sono assolutamente immobili.

– Che cosa fare, signor Alvaro?

– Non lo so – rispose il portoghese, con un gesto scoraggiato.