Pagina:Salgari - L'Uomo di fuoco.djvu/95

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sulla riva che in quel luogo era sabbiosa e sgombra d'erbe, mettendosi in ascolto.

Stette ferma qualche minuto poi proseguì la sua marcia con passo rapido e l'andatura inquieta, camminando sulla punta delle zampe, quindi si mise a scavare la sabbia.

– Si prepara a deporre le uova – mormorò Alvaro. – A me Garcia!

Entrambi si erano slanciati al di sopra del cespuglio, piombando addosso al rettile il quale si era accovacciato in fondo alla buca.

Afferrarlo e rovesciarlo violentemente sul dorso, fu un momento solo.

– È nostra! – gridò il mozzo con voce trionfante. – A voi la scure, signore!

Alvaro aveva impugnata l'arma e si preparava a vibrare un colpo sulla testa del rettile, quando un pensiero improvviso lo trattenne.

– No! – esclamò. – Stavo per commettere una grossa bestialità!

– Non l'uccidete signore? – chiese il mozzo.

– Ucciderla! Penso che questo rettile ci potrà essere più utile vivo che morto, mio caro.

– Ed in qual modo signore?

– Sarà quello che mi condurrà alla riva.

– Questa bestia?

– Credi che non possa servire da zattera ad uno di noi? Guarda come è largo il suo guscio.

– Ah! Signore! – esclamò il mozzo, scoppiando in una risata.

– Ridi! Ebbene, io ti proverò che non ho detto una sciocchezza.

– Ma, signore, se la rigettate in acqua affonderà subito e vi lascerà alla superficie.

– Tu lo credi?... Io no, perché le impedirò di sommergersi. Quel caimano che è venuto a farsi uccidere fra i nostri piedi, ha avuto una gran buona idea.

– Non vi capisco, signor Alvaro.

– Vieni con me.

– E non fuggirà la testuggine?

– Non temere; quando questi rettili si trovano rovesciati sul dorso non sono più capaci di raddrizzarsi.