Pagina:Salgari - La Città dell'Oro.djvu/189

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Smarriti nella foresta vergine 181

poi chiamò i monaci ed a colpi di fucile uccisero il divoratore d’uomini...

— Zitto!... Eccolo!...

Un rom-rom formidabile si era udito a trenta o quaranta passi di distanza. Pareva che un gatto enorme facesse le fusa.

Alonzo ed il dottore si erano alzati colle carabine in mano. Scorsero subito due occhi verdastri, contratti in forma d’un i brillare sotto un folto cespuglio, a breve distanza.

— Orsù, coraggio Alonzo — disse il dottore.

— Il mio braccio non trema — rispose il giovanotto con voce tranquilla.

— Miriamo con calma.

Abbassarono lentamente i fucili mirando quei due occhi che mandavano strani bagliori e lasciarono partire simultaneamente i colpi.

Alle due detonazioni tenne dietro un ruggito formidabile, poi, attraverso al fumo, si vide balzare la belva che con due salti aveva varcata la distanza. Con uno sforzo disperato tentò di aggrapparsi ad Alonzo, ma questi aveva rapidamente impugnata la carabina per la canna.

Il pesante calcio dell’arma scese sul cranio della belva, la quale stramazzò a terra senza più muoversi.