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lanciato a prora, stringendo nella destra una pesante ed affilata scure.

L’arma scese rapida sul cranio del gigantesco pesce, penetrando profondamente nella materia cerebrale, mentre i tre bianchi scaricavano simultaneamente le carabine.

Il lamantino, colpito a morte, fece un balzo terribile uscendo quasi tutto intero dall’acqua, poi si tuffò lasciando alla superficie un cerchio di sangue.

— Perduto? — gridò Alonzo.

— No, è nostro — rispose Yaruri.

— Quale quantità di carne deliziosa! — esclamò don Raffaele.

— Eccolo! — gridò il dottore.

Il lamantino ricompariva alla superficie, insanguinando le acque. Sbuffava, lanciava rauchi suoni, dibatteva febbrilmente la larga coda e le pinne pettorali, si sollevava, si rituffava e si contorceva come se cercasse di sbarazzarsi delle palle che portava nel corpo.

— Un’altra scarica! — comandò don Raffaele. — Questi mammiferi hanno la vita dura.

Tre altre detonazioni rimbombarono formando uno sparo solo. Il lamantino, nuovamente colpito, fece un ultimo e più disperato balzo, poi si distese senza vita e s’abbandonò, semisommerso, alla corrente. La scia-