Pagina:Salgari - La Città dell'Oro.djvu/359

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Il supplizio del traditore 351

di mangiare pochi grani di maiz crudo e di bere poche gocce d’acqua.

L’imperatore, che in quel giorno faceva le funzioni di sommo pontefice, prima dello spuntare del sole usciva dai suoi grandiosi palazzi seguito da centinaia ai curachi1 coperti di abiti finissimi, luccicanti di pagliuzze d’oro e di ricami d’argento e le teste adorne di ghirlande d’oro massiccio e coperti di pelli di fiere o adorni d’ali di condor, e da un numero infinito di soldati e di popolani rappresentanti le diverse nazioni sottomesse all’impero.

Quell’immenso corteo si recava nella grande piazza di Cusco — allora questa era città capitale dell’impero — ed attendeva, a piedi nudi, il sorgere del sole.

Appena il primo raggio appariva sulle alte vette della Cordigliera, tutti cadevano in ginocchio con ambe le braccia tese innanzi, per adorarlo, mandando baci e chiamandolo dio e padre.

L’imperatore, solo fra tutti, s’alzava e tenendo in mano un vaso d’oro pieno della bevanda ordinaria del paese, come primogenito del Sole lo invitava a bere.

Ritenendosi accolta l’offerta e supponendo da parte dell’astro diurno eguale invito, l’imperatore in altro

  1. Governatori delle provincie.