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88 la città dell'oro

dirigersi verso la foce del Capanaparo. Non potè però accertarsi meglio, poichè quando la nube passò oltre e la luna tornò a illuminare il fiume, quella linea oscura non si scorgeva più.

— Sarà stato forse un caimano — mormorò egli, e non vi pensò più.

Durante i quarti di guardia dei suoi compagni, nessun avvenimento degno di nota venne a turbare la notte.

Alle sette del mattino, essendosi alzato un fresco venticello che soffiava dal settentrione, scioglievano le vele rimettendosi in viaggio. Contavano di fare la seconda fermata alla foce del Maniapure, affluente di destra dell’Orenoco.

Gli uccelli e le scimmie, sempre numerosi, avevano ripreso i loro concerti, surrogando quelli scordati e così bizzarri delle rane e dei rospi.

Sulle sponde si vedevano volteggiare stormi di arà, grandi pappagalli rossi chiamati con tale nome perchè gridano incessantemente arà arà; bande di aracari, piccoli tucani grossi come un merlo, ma anche questi con un becco sproporzionato; di tico-tico, specie di passere che si radunano in stormi immensi, mentre sul fiume navigavano, gravemente appollaiati sui margini delle vittoria regia, i piassoca, uccelli che hanno le gambe lunghissime e che vivono di pesci.