Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/19

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

La «Stella Polare» 11


Prima però di lasciare Laurvik, aveva subìto notevoli trasformazioni, essendo ben diversa una campagna di esplorazione, che può anche durare parecchi anni, da una semplice corsa attraverso i mari artici durante una stagione favorevole.

S. A. R. il Duca, dopo essersi consigliato a più riprese con Nansen e coi più noti lupi di mare della Norvegia, aveva fatto rinforzare vigorosamente lo scafo con crociere metalliche, onde meglio potesse resistere agli urti ed alle pressioni dei ghiacci, costruire sopra coperta cabine per gli ufficiali e un nuovo salottino per passare alla meglio le lunghissime notti polari, e persino un laboratorio fisico-chimico ed un gabinetto fotografico.

Inoltre aveva fatto cambiare tutte le lastre di rame onde impedire possibili filtrazioni, inverniciare completamente la nave ed anche allargare i depositi di carbone.

Ma questo non era ancora tutto. Da uomo previdente, S. A. R. aveva dotata la nave d’un approvvigionamento tale da superare quello dello stesso Nansen e di tutti gli esploratori che lo avevano preceduto nelle gelide regioni del polo artico, e da assicurare al suo equipaggio, una lunga permanenza fra i ghiacci, senza correre il pericolo di doverlo mettere a razione. Di ciò parleremo più innanzi.

Ventidue uomini componevano l’equipaggio della nave: dodici italiani e dieci norvegesi, scelti questi fra le persone ormai pratiche delle regioni polari e cioè provati agli intensi freddi ed ai grandi campi di ghiaccio.

Capo della spedizione, S. A. R. Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, d’anni 26, luogotenente della marina italiana.

Il nome del Duca degli Abruzzi è popolare in Italia. La splendida e fortunata scalata del gigantesco Sant’Elia dell’Alaska, lo ha reso troppo noto fra noi italiani perchè se ne debba parlare, però è nostro debito farlo conoscere un po’ meglio, molti ignorando il suo passato.

È nato sul suolo spagnolo, nella capitale dei possenti imperatori iberici, che mai vedevano tramontare il sole sulle loro terre, il 29 gennaio del 1873.

Sulla sua culla brillarono, fugaci lampi, gli splendori di Carlo quinto, di Filippo secondo il Tetro, e di Ferdinando il Cattolico e d’Isabella, la protettrice di Colombo; ma la rinuncia magnanima del