Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/197

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– Sì signori – rispose il nostromo. – Si ha sempre l'abitudine di chiamarla notte, mentre ha poco da invidiare al giorno.

Come aveva ben detto il giovane nostromo, il mare, lungi dal calmarsi, tendeva a diventare sempre più cattivo.

Delle raffiche freddissime, capitavano addosso alla Stella Polare, a brevi intervalli, fischiando fra i mille cordami dell'attrezzatura e urlando stranamente fra i pennoni e l'alberatura.

Vi erano dei momenti di calma, ma poi le folate si succedevano con maggior frequenza e con maggior forza, facendo crepitare perfino i robusti alberi di vero pino norvegese.

Le onde diventavano stranamente selvagge e avevano dei riflessi sinistri. Sferzate dalle raffiche rimbalzavano disordinatamente, si accavallavano con rabbia estrema, polverizzando le loro creste e urtavano poderosamente i fianchi della Stella Polare facendo gemere i corbetti ed i puntali della coperta.

Talvolta un nembo di spuma si slanciava fino sulle murate e si rovesciava sulla tolda, sfuggendo poi a fatica dagli ombrinali.

I ghiacci aumentavano sempre, però non erano ancora tali da costituire qualsiasi pericolo. Si urtavano fra di loro con cozzi violentissimi, mandando in aria schegge in gran numero; oscillavano sulle creste spumeggianti, scintillando ora come diamanti ed ora come smeraldi, poi strapiombavano negli avvallamenti.

Di quando in quando qualche palk o qualche stream veniva ad infrangersi contro i fianchi della nave e la stiva risuonava con cupo rimbombo.

La Stella Polare però aveva provato ben altre tempeste che quella! Vecchia navigatrice dei mari artici, pareva che se ne ridesse della rabbia delle onde.

Quantunque molto immersa per l'eccessivo carico, montava intrepidamente i marosi; scuotendosi di dosso la spuma che avvolgeva i suoi bordi, e scendeva senza tema negli avvallamenti, fendendo le acque ed i ghiacci col robusto sperone.

Sul tardi le raffiche cominciarono a diventare meno frequenti e meno impetuose ed il cielo a rompersi.

Fra gli strappi delle nuvole appariva ad intervalli il sole di mezzanotte, tingendo i vapori d'oro e di rame.