Pagina:Salgari - La Stella Polare.djvu/263

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assieme al tenente Querini ed Andresen, fece col capo un segno di dubbio.

– Avremo da sudare... freddo – rispose.

– È la corrente che li trasporta? – chiese il tenente Querini.

– Sì, signore – rispose il capitano. – Sempre da levante a ponente e forse questi ghiacci vengono dalle coste della Siberia.

– Siete proprio certo dell'esistenza di questa corrente?

– Conoscete il disastro della Jeannette, signor tenente?

– Sì, signor Evensen.

– Ebbene cosa direste se vi dicessi che dei rottami di quella nave sono stati ritrovati sulle coste orientali della Norvegia?... Eppure voi sapete che la Jeannette è andata a picco presso l'isola Bennet, di fronte all'arcipelago delle Isole della Nuova Siberia. Dopo un tale fatto come si può dubitare della direzione della corrente che viene dalla Siberia?

– Questo è vero, signor Evensen. Un tremendo naufragio quello della Jeannette.

– Una catastrofe che fa riscontro a quella dell'Erebus e del Terror comandate dall'ammiraglio Franklin.

– La conoscete nei suoi particolari?

– Sì, signor tenente, e mi ricordo dell'emozione profonda prodotta fra tutti i naviganti artici.

– Sono morti quasi tutti, è vero?

– Sì, signor tenente. La sfortuna perseguitava quei valorosi americani e divenne più tremenda quando furono costretti ad abbandonare la loro nave.

– Quanti riuscirono a raggiungere la foce della Lena?

– Le due scialuppe maggiori poterono toccare quelle spiagge desolate; la terza invece scomparve durante la tempesta che aveva colto quegli arditi esploratori dopo l'abbandono della loro nave, né più mai nulla si seppe di coloro che la montavano.

– E quanti uomini poterono salvarsi?

– Tredici soli; gli altri venti morirono tutti, chi annegati e chi di fame nel delta della Lena e fra questi anche il comandante della Jeannette, lo sfortunato De Long, trovato morto assieme ai suoi undici compagni.