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capitolo iv — la baia di baffin 157


– La nebbia è troppo fitta per saperlo. Andremo a cercarlo domani.

Mastro Tyndhall non ne volle sapere di più pel momento e sapendo che i suoi uomini erano più che coraggiosi e tali da non lasciarsi sorprendere, riguadagnò la sua amaca, riaddormentandosi tranquillamente.

Nessun altro animale comparve sui margini del pack durante il resto della notte, e gli uomini di guardia poterono tenersi rannicchiati dietro le murate, al riparo dai soffi freddissimi del vento polare.

Al mattino, verso le nove, essendosi un po’ diradata la nebbia, mastro Tyndhall ed i suoi uomini scesero sul pack per vedere quale animale era stato ucciso durante la notte ed a trenta passi dalla barca, coricato fra la neve, trovarono un grosso tricheco immerso in un lago di sangue.

Le palle di Charchot e di Thorn l’avevano colpito nel cranio, attraversandogli la materia cerebrale.

Quell’animale era di dimensioni non comuni, poichè aveva una circonferenza di tre metri e una lunghezza di quattro. Aveva la forma di una foca, ma era più massiccio, più robusto. Il corpo di questi abitanti delle regioni polari è coperto d’un pelo corto, di colore rossiccio, piuttosto scarso; il loro muso è sporgente nella parte superiore ed armato di due denti che scendono verticalmente, lunghi sessanta e persino settanta centimetri, solidissimi, essendo d’avorio più duro e più compatto di quello degli elefanti e anche molto più bianco e che mai ingiallisce.

Sono abilissimi nuotatori, ma a terra si trascinano penosamente, essendo provvisti solamente di pinne informi, che male servono come gambe.

Non lasciano mai le regioni fredde, trovando anche là