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194 i cacciatori di foche della baia di baffin


gettavano degli sguardi inquieti su quel mare spumante, su quei ghiacci che apparivano e sparivano fra la fitta caligine.

Anche mastro Tyndhall non era tranquillo e scrutava ansiosamente la costa di Baffin, che di tratto in tratto scintillava pel riflesso delle sue nevi e dei suoi ghiacci, fra gli squarci del nebbione.

Nascondeva però all’equipaggio le sue apprensioni. Ritto a poppa, colla ribolla del timone stretta fra le robuste mani, col cappuccio gettato all’indietro per essere più libero, irremovibile come un colosso di granito fra gli assalti dei marosi, comandava la manovra con voce tuonante, ma tranquilla.

– Pronti ai buttafuori!... Imbroglia la trinchettina!... Ammaina il fiocco! Lascia la scolta della maestra!... Attenti a quell’ice-berg!... Saldi in gambe!... Niente paura, ragazzi!...

E quei diversi comandi li lanciava sempre con voce possente, coprendo i fischi del vento, i muggiti delle onde e gli urti sempre più tremendi dei ghiacci.

La Shannon fuggiva sempre, seguendo la costa della Terra di Baffin a meno di un miglio di distanza. Tyndhall non ignorava che i ghiacci ordinariamente si tengono un po’ discosti dalla terra e perciò stringeva sotto la costa e poi voleva, in caso disperato, lanciare la sua piccola nave contro le spiagge per cercare un rifugio.

Non l’osava ancora, non conoscendo quelle coste che assai imperfettamente, e per paura di andare a urtare contro qualche banco o contro qualche catena di scogliere, ma era risoluto a tentarlo, se la Shannon correva il pericolo di venire ingoiata dai flutti.

Intanto l’uragano aumentava sempre, il nebbione diventava più fitto, i ghiacci più numerosi e l’oscurità