Pagina:Salgari - Un dramma nell'Oceano Pacifico.djvu/90

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84 capitolo nono.


e coltivano con passione i loro fertilissimi campi. Malgrado però tanti perfezionamenti della loro razza, non rinunciano all’abbominevole costume di cibarsi di carne umana, e basta entrare nelle loro abitazioni per veder bollire entro grandi pentole dei pezzi di carne strappata non solo ai vinti nemici, ma talvolta ai loro stessi fratelli!...

Bellicosi quanto si può immaginare, poichè non temono affatto la morte, ritenendo che questa non rappresenti che un cambiamento di vita, sono sempre in guerra fra di loro per rinnovare le provviste di carne umana e soprattutto con gli isolani di Tonga. Guai poi al vascello che va a naufragare sulle loro spiagge! Non danno quartiere a nessuno, e i disgraziati marinai che cadono nelle loro mani vanno a finire nelle grandi pentole o sulla punta d’uno spiedo gigantesco. Si può ora ben immaginare con quale angoscia l’equipaggio aveva veduto la Nuova Georgia arenarsi, sapendo quale sinistra fama avevano gli abitanti dell’isola. Fortunatamente però, la nave non si era spezzata e si poteva sperare ancora di rimetterla a galla.

Il capitano Hill, passato il primo momento di terrore, era ritornato l’energico uomo di prima, risoluto a tutto e pronto a tutto. Assicuratosi che la Nuova Georgia, difesa dallo strato d’olio che frenava l’impeto delle onde, non correva almeno pel momento pericolo alcuno, comandò di trasportare a babordo tutti gli oggetti pesanti che si trovavano in coperta onde rialzarla un po’ e rendere meno facile una scalata dalla parte opposta; poi fece aprire l’armeria e trasportare sul ponte i fucili, le pistole, le sciabole d’abbordaggio, le scuri ed il piccolo cannone da segnali, che venne caricato a mitraglia. Terminati i preparativi di difesa, chiamò il naufrago che in quel frattempo non aveva lasciato la prua, occupato, a