Pagina:Santucci Sulla melodia Lucca 1828.djvu/11

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V. Qui però fa d’uopo avvertire un errore in cui da taluno con facilità si potrebbe cadere in grazia appunto di quanto abbiamo finora divisato. È vero, e tomo a dirlo, che la melodia debbe essere espressiva, e che l’espressione consiste nella corrispondenza di essa col sentimento delle parole; ma non ne segue per questo che si debba correr dietro al sentimento di ciascuna parolina, ed impegnarsi ad esprimerla. Questo sarebbe un lasciarsi sedurre dal prurito di ostentar la propria abilità nelle espressioni imitative, quando il vantaggio o ’l bisogno dell’opera non l’esige. Qualunque imitazione che non sia opportuna, ancorché nel suo genere eccellente, produce in un componimento quello sconcio, che necessariamente (al dire di Orazio) produrrebbe una pezza o ritaglio di porpora inutilmente soprapposto ad una veste, che taluno si proponesse di fare. Ma intanto cosa aggiugne egli il poeta? Sed nunc non erat his locus. Tutto ciò dunque che dal compositore si prende ad esprimere male a proposito c fuor di luogo (diciamolo pure liberamente) egli è sempre un errore.1

VI. Ma si dovrà poi dir lo stesso di quelle imitazioni ancora che esprimono i diversi sentimenti racchiusi in un medesimo pezzo poetico f Qui è dove l’enunciato precetto vuoisi intendere con molta discrezione. Noti ogni sentimento che si presenti al compositore, degno di espressione, debbesi da lui lasciar correre inosservato per timor di cader subito nell’errore testé indicato. Si biasima soltanto e si

  1. «Inceptii gravilus plerumque, et magna professis/Purpureus, late qui splendeat unus, et alter/Assuitur pannusi, cum lucus, et ara Dianae,/Et properantis aquae per amoenos ambitus agros,/Aut fiume n Rhenum, aut pluvius describitur arcus. Taluno ordisce opre sublimi, e spesso/Per vana pompa alla sua tela appunta/Di porpora un ritaglio: il bosco e l’ara/Descrivendo or di Cinzia: or la piovosa/Iride, e ’l Reno: or per campagne amene/Il serpeggiar di frettoloso rio. In somigliante fallo si può cadere in tutto il corso di un’opera, e non ne’ soli principj; onde io non credo, come molti degli espositori han creduto, che a’ principj soli abbia voluto Orario restringere questo suo insegnamento, ma che, intendendo per la parola inceptis non principj, ma imprese, tutto abbia voluto abbracciare il poema . Inceptum si trova frequentemente usato da Sallustio in senso d’impresa. Juventus pleraque, sed maxime Nobilium Catilinae inceptis favebat. De bello Catil. Sic incepto tuo occultalo pergit ad fiumen Tanam.» De bello Jug. Metastasio: Note alla Poetica di Orario v. 14.