Pagina:Santucci Sulla melodia Lucca 1828.djvu/9

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III. La melodia in musica ella è una disposizione successiva di molti suoni, i quali costituiscono insieme un canto regolare. Gli antichi ristringevano più di noi il senso di questa parola. La melodia presso di loro non era che l’esecuzione del canto: la sua composizione si chiamava melopèa. Ambedue son comprese oggi sotto il nome di melodia. Fin qui mi son servito delle parole stesse di Rousseau1. Voi già ben vi accorgete, che io debbo parlare della melodia nel secondo de’ due sensi sopraespressi, vale a dire dee raggirarsi il mio discorso d’intorno a ciò che riguarda la composizione della medesima. L’esecuzione del canto, quantunque abbia tanta parte nel buon esito di qualunque musicale composizione, è cosa affatto estranea al mio assunto, che direttamente prende di mira la sola composizione della melodia2, ossia la melopèa. Tutta la bontà adunque, tutto il pregio della melodia, così considerata, io dico che consiste nell’essere espressiva, e ben modulata. Incominciamo dalla prima.

IV. Melodia espressiva è quella che corrisponde al sentimento intero racchiuso nelle parole, cui si adatta la musica. Ora la melodia dee co’ suoi tratti espressivi rilevar questo sentimento, farlo gustare, lumeggiarlo, ingrandirlo. E quanto più energica sarà l’espressione di questi tratti, tanto migliore sarà la melodia, e tanto più da vicino si accosterà alla sua perfezione. In fatti perchè tante lodi alla musica dei Greci? Come potè mai produrre tutti quegli effetti che ci vengono raccontati? Effetti, io dico, cotanto

  1. Dizionario Enciclopedico: articolo Melodia
  2. «Consiste la cantilena (ossia la melodia) in quella successione e concatenazione di passi, i quali derivando dal primo (che saggiamente gl’italiani chiamano motivo, in dicando con ciò, ch’esso dà moto e direzione a tutti gli altri) si legano, si avvicendano, si convengono per l’indole c earattere loro, e varj essendo in sè, conservano nondimeno fra di loro una cotale analogia, per cui anziché urtarsi, nuocersi e contraddirsi, si sostengono, si rinforzano mutuamente, e producono quel tutto che è l’unità voluta in ogni genere di belle composizioni, e senza della quale non v’è che disordine, e quindi tedio e molestia. Di comune consenso l’aver trovato la bella cantilena è un de’ più illustri sforzi che abbia fatto l’ingegno italiano, sostenuto dalla natura estremamente armonica di quella nazione. La base, per così dire, di una tal cantilena sta nella felice disposizione de’ tuoni. Nel modo diatonico, nel quale i tuoni sono sempre analoghi o semianaloghi, la cantilena riesce facile, ma suoli le dare nel triviale e comune; scoglio che il genio solo sa evitare. Trovare una cantilena che sia insieme chiara facile vaga e non troppo sentita, che abbia del ragionevole e del nuovo è il prodigio dell’ingegno, e ben pochi sono i Taumaturghi che giungano ad operarlo». Giuseppe Carpani nelle dotte lettere sulla vita e le opere d’Haydn, pag. 33, e 34, Milano presso Candido Buccinelli 1812. E alla pagina 128 egli di nuovo così si esprime: «La melodia consiste nel canto. Un bel canto è la Venere della musica, ma altresì è la più difficile cosa ad ottenersi. Non vi vuole che studio e fatica per trovar degli accordi; ma inventare una cantilena nuova è impresa del genio, renderla bella è opera del gusto. Una bella cantilena non ha d’uopo d’ornamenti, nè d’accessorj per figurare. Volete vedere se una cantilena è buona? Spogliatela d’accompagnamenti. Se resta ancor bella, la causa è vinta per lei. Che anzi delle belle cantilene si potrebbe dire ciò che Aristenete diceva d’una sua bella: Induitur, formosa est; exuitur, ipsa forma est.» Allor ch’io vidi per la prima volta le suddette lettere aveva già compito questo piccolo mio lavoro. Mi compiaccio di aver pensato come il sig. Carpani, che tanto si mostra sensato in ciascuna delle medesimo. Tutto ciò dunque che in questa e nelle seguenti noie io riporto, lo fo in conferma di ciò che avea già scritto.