Pagina:Satire (Giovenale).djvu/115

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di giovenale 3

Mevia lo spiedo impugna ed isbudella
35Un etrusco cinghial; quando ai patrizi
Tutti fa invidia co’ milioni un solo,
Colui che cincischiava la mia barba
Quand’ero giovanotto;9 e quando un guitto,
Spurgo del Nilo, un servo di Canopo,
40Un Crispin10 si rattilla ad ogni passo
La sbrendolante porporina toga;
E le sudanti dita agita e dondola,
Facendo pompa degli estivi anelli
Senza pietra,11 che troppo a lui sarebbe
45Pesante soma; è ben difficil cosa
Non darsi a scriver satire. Chi mai
In questa Roma sì diversa è tanto
Di sangue freddo e di sì ferrea tempra,
Che si contenga quando il legulejo
50Matone incontra, che di sua ventraja
Empie la messa su da jer lettiga?
E dietro, il delator d’un grande amico,12
Che ben presto dei nobili spolpati
Sgranocchierà gli avanzi? Di lui trema
55Massa; Caro coi doni lo abbonisce;

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