Pagina:Satire (Giovenale).djvu/170

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58 satire

Colle finestre chiuse alletta il sonno.
Pur giunge pria di noi; perchè la nostra
Fretta trattien la folla che precede;
E l’altra che ne seguita ci strizza
Col serra serra i fianchi: uno mi ammacca
Con una gomitata; uno mi cozza
Con un duro corrente; un altro in testa
Mi dà con una trave od un barile:
E tutto inzaccherato infino agli occhi,
Sì mi pesta il piedaccio d’un soldato,
Che nei diti mi ficca le bullette.
    Non vedi quanto fumo e quanta calca
Dove si dà la sportola? Son cento
I concorrenti, e ognun si porta dietro
La sua cucina.1 Corbulone appena
Potria gl’immensi vasi, e tante robe
Quante ne porta in capo un infelice
Servitoruccio che correndo in fretta
Ventila il fuoco; e se nol cansi lesto,
La paga il tuo giubbon, che fu pur dianzi
Rattoppato. Ecco viene un carromatto

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  1. [p. 180 modifica]La distribuzione della sportola si faceva in danaro, in generi, ed anco in vivande calde. Qui si parla di quest’ultima; a pigliar la quale andavano tutti ben muniti di cassarole e d’un tamburlano con fuoco, dove le si mettevano, perchè si mantenessero calde. Questo Corbulone, o fosse un atleta molto gagliardo, o quel Domizio Corbulone, generale sotto Nerone e saccheggiatore dell’Armenia, che Tacito dice: «corpore ingens» nulla importa per l’intelligenza di questo passo.