Pagina:Satire (Giovenale).djvu/171

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di giovenale 59

Con sopra un lungo abete che tentenna,
E un altro con un pino: ed ambedue
Barcollando minacciano la gente.
E se la sala, che sostiene il peso
Dei macigni ligustici, si rompe,
E rovescia sul capo ai viandanti
Quella montagna, che cosa rimane
Di quei meschini? Chi potrà le membra
O l’ossa ritrovarne? I corpi tutti
Stritolati spariron come un soffio.
Frattanto in casa di costor chi lava
Tranquillamente i piatti; chi ravviva
Il fuoco colla bocca; e chi ammannisce
L’olio, le stregghie e i panni per il bagno:
Tutti sono in faccende, ognun s’affretta
All’incombenza sua.1 Vana fatica!
Quei che s’aspetta, già novizio siede
Dell’Acheronte in riva, e raccapriccia
All’apparir del nero navalestro:
E il limaccioso stagno in sulla barca
Di traghettar non spera il meschinello,

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  1. [p. 180 modifica]Tutto questo lavorio, perchè si aspetta quel misero a pranzo. Prima di mettersi a tavola era uso di bagnarsi, ungersi e stregghiarsi ben bene.