Pagina:Satire (Orazio).djvu/120

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Oprano l’armi maestrevolmente
155Ora vibrando ora schivando i colpi?
No: Davo è un ciondolon; voi siete un bravo
Conoscitor de’ bei lavori antichi.
Sono un da nulla, s’io vo dietro al fumo
D’una focaccia; nobil vanto e gloria
160È per voi gire intorno a laute cene.
Torna a mio danno il compiacer la gola,
Perchè ne porto il dorso rotto: e a voi
Tornar forse impuniti i buon bocconi,
Che costano si caro? Inacidite
165Su lo stomaco restan le vivande
Senza fin trangugiate, e vacillanti
Sdegnan reggere i piè l’offeso corpo.
Degno è di pena se di notte un servo
Va barattando in tante ciocche d’uva
170Una furata streglia. E quei che i campi
Vende e il prezzo ne manda giù per gola,
Non un fallo servile anch’ei commette?
S’arroge a ciò, che non sapete un’ora
Viver con voi medesmo, e de’ vostri ozj
175Buon uso fare, e qual fuggiasco errante
Schivate ognor voi stesso, e invan tentate
Col vin, col sonno d’ingannar le cure,