Pagina:Satire (Orazio).djvu/13

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S’è troppo caldo, risoluto il chiama.
Quest’è che le amistà lega, e conserva.
Ma noi siam usi alle virtù medesme
Cangiar sembiante, e intonacar vogliamo
75Con rea vernice un vaso puro e netto.
Uno è di buon costume? è abbietto e vile.
Quegli è tardo a parlare? è uno stordito.
Questi ogni agguato schiva, e il fianco inerme
A’ maligni non offre, (e ciò in un tempo
80Che l’invidia imperversa, e in ogni banda
Trionfa la calunnia), anzichè il nome
D’accorto e destro, ha quel d’astuto e finto.
Se alcun va schietto e in quella foggia, ond’io
Spesso a te godo, o Mecenate, offrirmi,
85Tal che interrompa con parlar molesto
Chi medita o chi legge, a lui, diciamo,
Manca il senso comune. Oh quanto sciocca
Formiam contro noi stessi e iniqua legge!
Poichè nessuno è senza vizj al mondo,
90Ottimo è que’ che n’ha la minor soma.
Un dolce amico i vizj miei ragguagli,
Com’è ben giusto, alle virtudi, e a queste
Di numero maggior, se pur son tali,
L’affetto inchini. S’egli vuol che a lui