Pagina:Satire (Orazio).djvu/22

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Se a’ ladron Celio e Birrio hai somiglianza
Io non son Caprio o Sulcio. E perc’hai dunque
Timor di me? Nè banco nè bottega
95Tiene in vendita esposti i libri miei,
Cui si stanchi a sfogliar Tigellio e il volgo.
Io non gli leggo salvo che agli amici,
Se non forzato, e non in tutti i luoghi,
E non in faccia di qualunque e’ sia.
100Gente non manca che i suoi scritti legga
Nel bel mezzo del foro e sin ne’ bagni,
U’ la stanza alla voce ben risponde,
Vezzo di teste vote, a cui non cale
Oprare a caso e fuor di tempo e loco.
105Tu ferir godi e scaltramente il fai.
Or chi ti diè lo stral che tu m’avventi?
Forse alcuno di lor, co’ quai converso?
Chi l’amico lontan morde, e non anzi
Dagli altrui morsi lo difende, e gode
110Di far rider la gente, e al vanto aspira
Di schernitor, chi false cose inventa,
Nè tacer sa i segreti a lui commessi,
Egli è un cor negro, e tu, Romano, il fuggi.
Spesso a un convito vedrai quattro insieme,
115Un de’ quai copre d’insolenze tutti