Pagina:Satire (Orazio).djvu/60

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Nel fodero celata a mia difesa.
E perchè mai dovrò brandirla, ov’io
Dagl’infesti ladron viva sicuro?
O Giove padre e re, questo mio brando
65Deh fa che inerte e inoperoso pera
Da ruggine consunto, e nessun rechi
A me di pace disioso offesa.
Ma se alcun mi molesta (ah meglio è, grido,
Non mi toccar) farò che con suo scorno
70Da tutta la città cantato ei pianga.
Servio a chi l’irritò le leggi e l’urna;
Canidia alto minaccia a’ suoi nemici
Veneni e incanti, e Turio a que’ che addutti
Fieno al suo tribunale i danni estremi.
75Come ciascun quell’armi, onde più vale,
Opri a terror de’ suoi contrarj, e come
A ciò lo sproni di natura istinto
Così puoi meco argomentar. Col dente
Ferisce il lupo, e con le corna il toro.
80Donde questo imparar sennon dal proprio
Natìo talento? Se in balìa di Sceva
Dissipator lasci la madre troppo
A morir tarda, egli incruenta e pia
La destra serberà. Qual maraviglia?