Pagina:Satire (Orazio).djvu/86

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

88

No certo. Colà dunque ove risiede
Il vizio sta quasi in suo trono insania.
Lo scellerato è furioso ancora:
335E chi da fama più che vetro frale
Tirar si lascia, attoniti e storditi
Dal furor di Bellona ha tutti i sensi.
Ora il lusso prendiam de’ Nomentani
A scandagliar. Ragion chiaro dimostra
340Che lo scialacquator non ha cervello.
Questi a pena al possesso entra dell’ampio
Suo patrimonio, fa bandir che tutta
La turba di Velabro e dell’infame
Toscano borgo, cucinier, buffoni,
345Venditori di pesce e salvaggina,
Giardinier, profumieri alla sua casa
Compajan l’indoman. Vengono in folla;
E per tutti il sensal così favella:
Signor, di quanto ho in casa mia, di quanto
350Hanno costoro, a tuo piacer disponi
Oggi, domani e sempre a tutte l’ore.
Egli pien d’equità così risponde:
Tu, perch’io ceni un buon cinghial, tra nevi
Lucane dormi co’ calzari in piede,
355Tu per me peschi alle tempeste in mezzo;