Pagina:Satire di Tito Petronio Arbitro.djvu/94

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38 capitolo nono


Osservai pure nel portico una mandra di lacchè, che veniva esercitata da un istruttore. Oltr’a ciò, vidi in un angolo un grande armadio, ne’ cui stipi eran chiusi i lari d’argento, una statua in marmo di Venere, ed una scatola d’oro ben grandicella.

Io presi poi a dimandare il custode quai pitture vi fossero nel mezzo del portico, e mi disse ch’eran l’Iliade, e l’Odissea, e dalla parte sinistra due giuochi di gladiatori.

Non era possibile di osservar più oltre: venimmo perciò alla sala del convito, al cui ingresso un maestro di casa registrava i conti: ciò che più mi sorprese fu il veder attaccati alla porta del triclinio i fasci colle scuri, la cui estremità pareva uno spron di nave in bronzo, sul quale era scritto:


A CAIO POMPEO TRIMALCIONE

SESTOVIRO AUGUSTALE29

CINNAMO TESORIERE.


Al disopra di questa iscrizione stava una lucerna a due lumi pendente dalla volta, e due tavole infisse sulle due imposte, delle quali una, se ben mi ricordo, avea questo scritto:


I DUE GIORNI AVANTI LE CALENDE

DI GENNAJO CAIO NOSTRO CENA FUORI.


Nell’altra vedevasi dipinto il corso della luna e dei sette pianeti, e distinti con un segno i dì buoni, ed i climaterici.

Colmi di tante delizie andammo per entrar nel triclinio, quando un de’ fanciuili, che a quest’ufficio abbadava, gridò: COL PIE’ DESTRO.30 A dir vero noi tremammo alcun poco, che alcun di noi non passasse contro il divieto. Ma introdottici tutti col piè diritto,