Pagina:Scarselli - Nelle solenni esequie del celebre filosofo e medico bolognese Giacomo Bartolomeo Beccari - 1766.djvu/37

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XII.

Nelle tentazioni non bisogna contrastare con l’Inimico, ma non artendergli punto, e prostrarsi avanti a Dio, trattenendosi a’ suoi piedi, che egli c’intenderà bene, e ci darà aiuto.

XIII.

Ne’ vostri travagli assuefatevi, come se doveste sempre vivere in essi, nè state a pensare, se ne sarete liberato, o no.

XIV.

Fate nelle aridità questo esercizio. Posto in ginocchi umiliatevi avanti a Dio, adorando la sua infinità Bontà, che vi ha ab eterno destinato al suo servigio. II. Unite a questa santissima volontà, la vostra, dicendo: O disegno eterno, io vi consacro questa mia volontà per volere quello, che eternamente avete voluto. III. Invocate l’ajuto divino col più profondo del cuore: mio Dio! io sono adunque vostro, ajutate questo mio povero cuore mancante. IIII. Invocate la Beata Vergine Maria, l’Angelo Custode, e tutto il Paradiso. Fra giorno riunite spesso nelle vostre azioni la vostra volontà a quella di Dio, dicendo interiormente così: O mio Dio! Voglio quello, che volete voi. Ma queste parole interiori devono essere dolcemente, saldamente, piacevolmente, e tranquillamente dette, non per modo di Orazioni jaculatorie, o risalti di spirito.

XV.

Per avere la pace abbiamo una intenzione molto pura di volere in tutte le cose l’onore, e la gloria di Dio; facciamo quello, che possiamo per questo fine.

XVI.

Tenete il vostro cuore in tranquillità in mezzo a’ negozi: non vi mettete prescia di far molto; non vi turbate della vostra inabilità, ed insufficienza; sottomettetevi spesso alla volontà di Dio; che così acquisterete la santa tranquillità.

XVII.

Per tranquillarvi dopo aver ricevuto la correzione, o dopo aver avuto qualche torto, umiliatevi avanti Dio, ma d’un umiltà dolce, e piacevole, non mesta, e travagliata; parlategli d’altre cose, poi divertitevi, nè pensate al torto, che vi è stato fatto; che dopo essere pacificato, non vi si suggeriranno più que’ motivi, il più delle volte irragionevoli, di turbarvi.'

XVIII.

Per le avversioni l’unico rimedio è il divertirsene, e non farne conto. Non dobbiamo cercare, se abbiamo ragione, o no.

XIX.

Fra ’l giorno ne’ vostri offizi osservate, se vi siete impegnato in qualche affetto, e voi subito disimpegnatevi; rendete il vostro cuore a Dio.