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il fenomeno religioso 127


legislazione sociale, prima o poi tenderà ben probabilmente, cresciuto ancora che sia in potenza, ad attaccare e trasformare in senso a sè più favorevole le istituzioni sociali stesse più fondamentali, a cominciare dal diritto di proprietà. Questo movimento è certo un portato diretto dell’affievolirsi presso le classi lavoratrici del sentimento religioso, che, conforme alla funzione ad esso propria, le predisponeva sempre in passato all’acquiescenza al regime vigente quale esso si fosse. Ma, evidentemente, non si ha qui a che fare con una questione morale; bensì con un episodio, forse il più grandioso della secolare lotta di classe, il quale, appunto perchè provocato dalle classi sfruttate e più oppresse, non potrà condurre, e sperabilmente per vie pacifiche e legali, che ad una nuova trasformazione sociale più equa, cioè più conforme al maggior benessere del maggior numero.

Quanto alla questione morale propriamente detta, essa si suddivide in altre due, l’una che riguarda lo stabilimento dei cosiddetti «principi morali» e la loro evoluzione verso forme sempre più elevate, e l’altra relativa, invece, all’inculcamento e al rafforzamento di essi nella collettività.

Ora, per quanto concerne l’evoluzione morale, sta il fatto, come osserva lo Stuart Mill in quel saggio dove dimostra appunto l’inutilità sociale ormai della religione, che è stato sempre il progresso delle idee e dei sentimenti, operatosi nella società al di fuori del sentimento religioso, che ha migliorato di continuo le religioni e non viceversa. E questo perchè la coscienza collettiva è stata sempre più pronta ad adattarsi alle nuove e superiori forme dell’evoluzione economica, che permettevano il raddolcimento e il raffinamento continuo della vita morale, mentre la religione, conservatrice in tutto per la sua natura stessa, ha sempre opposto la resistenza più tenace anche ad ogni cambiamento dell’etica propria. E giustamente perciò ritiene lo Stuart Mill che un progresso morale ulteriore, non solo sarà possibile, ma sarà facilitato dal non sussistere più di alcuna religione1.

Per quanto concerne, invece, l’inculcamento e il rafforzamento dei principi morali, che a mano a mano le circostanze sociali e l’interesse della classe dominante esigevano fossero

  1. Stuart Mill: Three Essays on Religion, Third Edition, London, Longmans Green, 1885, secondo saggio: Utility of Religion, pag. 75.