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il fenomeno religioso 129


o quella piaga morale, propagande a base di buone e brave statistiche sul danno individuale e sociale arrecato da questo o quel vizio, campagne giornalistiche ed elettorali contro questo o quello scandalo, ostracismi taciti o clamorosi a questo o a quel rappresentante più tipico d’una moralità antisociale, è questo l’unico meccanismo che la società oggi attiva, a combattere l’«immoralità», in sostituzione delle folgori celesti, ormai inefficaci e fuori d’uso.

E lo stesso vale quando si tratti, invece, d’un’azione moralizzatrice positiva, cioè di inculcare e rafforzare direttamente qualche nuovo principio morale e di elevare il livello etico collettivo in questa o quella direzione particolare che più sia urgente: sistemi educativi atti a plasmare ed orientare durevolmente nel senso desiderato la psiche affettiva giovanile; nuovi e più svariati modi di esprimere e rendere tangibile la stima pubblica, sì che essa venga tanto più intensamente ambita da tutti; sempre maggiore accuratezza e discernimento nel concedere questa stima pubblica, sì che sia reso sempre più difficile, che chi ne è immeritevole possa occupare, come oggi ancora spesso succede, posizioni morali sociali, nelle quali essa dovrebbe essere implicita; glorificazione, sopratutto, di quella fierezza del proprio «valore sociale» che di già oggi spinge chi altamente sente di se, là dove l’imbelle è costretto a pensare sordidamente a sè solo, a prodigarsi invece il più possibile anche per gli altri, a rappresentare da solo il massimo contributo di benessere e di utilità sociale1.

La coscienza collettiva, infine, quanto più è estesa e perfetta, tanto più facilmente scopre e mette a nudo miserie e pene ed ingiustizie, l’eco delle quali per la stessa sua umile provenienza rimaneva fino ad ora del tutto inavvertita. La società diviene così ogni giorno più sensibile, la sua emotività si affina, il suo senso di giustizia si allarga, il suo livello morale si eleva ad un’altezza sempre maggiore neppur lontanamente sognata sotto alcuna religione.

La società, non più guidata ormai nella sua condotta che da principi puramente d’ordine razionale, potrà assistere così tranquilla e serena al tramonto definitivo, ma non inglorioso, d’una sua forma di attività, alla quale, per avere oggi perso

  1. Cfr. Eugenio Rignano: La morale razionale, «Riv. It. di Sociologia», Genn.-Febbr. 1906, pag. 97 e seg.
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