Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/111

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— ... per ora, no — rispose, dopo aver pensato, il capitano Gigli. — È nervoso, povero piccino, e la presenza delle persone lo infastidisce.

— ... una volta, quando stava con me, si divertiva.

— È vero, ma bisogna aspettare per vederlo, lo ha detto anche il medico.

— …già... aspettare... domani o dopodomani forse.

— Di più, di più. Ci vuole il riposo, — disse vagamente Gigli, di fronte alla ostinazione di Rocco Traetta.

Di nuovo, il silenzio. Rocco Traetta girava fra le mani il berretto rosso, non decidendosi ad andarsene, dovendo ancora dire qualche cosa. Il capitano Gigli, imbarazzato, non sapendo che rispondere a quelle premure, voleva licenziarlo, aveva piegato il capo e scriveva nuovamente.

— Eccellenza, voi che siete tanto buono da sopportarmi, volete farmi una carità'?

— Dite — fece Gigli un po' infastidito.

— Me lo salutate, quel peccerillo: gli dite che Sciurillo lo saluta assai assai. Sciurillo, Eccellenza, non ve lo scordate.

— Va bene — disse il capitano. — Glielo dirò, certamente.

Il galeotto mormorò grazie a Vostra Eccellenza e se ne uscì lentamente seguito dallo sguardo del capitano Gigli. Nulla poteva meravigliarlo, da sei