Pagina:Serao - Gli amanti.djvu/68

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
58 Il perfetto amante


per una tristezza improvvisa, capitatagli nel momento più lieto del nostro amore, domandare a me la consolazione di questo indefinito e infinito dolore che gli saliva dal cuore agli occhi: io l’ho visto, innanzi a me, pallido d’ira gelosa, fremente, indomabile, soffocare e non poter dire i motti ingiuriosi che gli si affollavano sulle labbra, e fuggire, e ritornare, sempre furibondo, in tali impeti, che io aveva di essi una paura mortale: io l’ho visto, accanto a me, in una confidenza fraterna, in una famigliarità deliziosa, aprirmi tutto il cuor suo, come a una sorella, a una madre: io l’ho visto trascorrere delle ore, chiuso, tetro, senza risponder verbo alle mie domande, senza muoversi alle mie scosse, vinto da una inerzia e da un accasciamento, che non sapeva spiegare: e tutte le faccie del suo spirito amoroso mi apparivano e mi sparivano, innanzi agli occhi, come una visione, e mi stringevano a lui, così indissolubilmente! Disuguale: talvolta così vinto da una crisi di amor passionato che egli non conosceva, non vedeva, non