Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/127

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per monaca 123


sul collo, la novizia trasalì per un lungo brivido, forse di terrore: le donne che guardavano, senza più pregare, ansiose, frementi, provavano tutte lo stesso brivido. Le forbici, incerte nelle mani tremanti della vecchia badessa, stridevano, senza tagliare, non mordevano i capelli, si arrovesciavano, l’operazione pareva non dovesse finir mai, quei cinque minuti parvero una eternità straziante: il fascio dei capelli tagliati rimase nella mano della monaca, molle come una cosa morta. Qualche viso di donna, nella chiesa, si gettò indietro, pallidissimo, come se gli mancasse la vita. Elfrida Kapnist, contessa Galeota, abbassata la testa dai bruni capelli ricciuti e ribelli, la testa di boema libera e audace, piangeva sulla chioma recisa di Eva. Alla novizia, sul capo disadorno, a un tratto diminuito, diventato piccolino, come di certe persone morte, avevano buttato un velo nero.

La funzione non finiva ancora: la novizia Muscettola, per sommo favore della Santa Sede, aveva ottenuto che le fosse risparmiato l’anno della professione, la vocazione sua era così profonda, così irresistibile, che desiderava pronunziare il voto, nel giorno in cui prendeva il velo. Invano lo stesso suo confessore le aveva consigliato a desistere da questa idea, a far l’anno di professione, forse poteva pentirsi della sua decisione e sarebbe stata sempre in tempo: ella si era mostrata così decisa, così irremovibile, che s’era dovuto ricorrere per forza a Roma. E Roma aveva consentito; ormai monache non se ne facevano più, una così ardente vocazione sarebbe servita di esempio. Dunque la novizia si era levata su, in mezzo al coro, innanzi