Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/18

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14 telegrafi dello stato


fianchi, con le mani grandi, i polsi nodosi e i piedi enormi. Portava ancora il cappello di paglia bianca, dell’estate, abbassato sulla fronte per mitigare lo spavento che produceva il suo occhio guercio, bianco, pauroso: e per scoprire la dovizia meravigliosa di due treccioni neri, una ricchezza strabocchevole di capelli, che le tiravano la testa indietro, pel peso.

— È inutile, questa Juliano mi è antipatica, — disse la Vitale.

— Non è cattiva, però, — rispose la Scarano, con la mitezza delle anime innamorate.

Sul pianerottolo le raggiunse Adelina Markò e si unì a loro.

— Che freddo! — disse ella colla voce molle e seducente.

Si lisciava, con la punta delle dita, i capelli biondissimi ondulati, che il vento aveva scomposti; ma il vento aveva reso più vivida la bella bocca dalle labbra delicatamente rialzate agli angoli, aveva colorito piacevolmente quella fine carnagione dorata di bionda. La leggiadra e flessuosa persona diciottenne era ben riparata in un vestito caldo ed elegante di panno verde cupo. Una piuma bianca volitante sul cappello di feltro verde, le dava un aspetto di amazzone giovanile, una figura di fanciulla inglese, aristocratica, pronta per montare a cavallo. Non era povera né popolana, Adelina Markò: era una delle due o tre felici signorine che lavoravano solo per farsi i vestiti, per comperare la biancheria del corredo. Quando entrava in ufficio, Adelina Markò, col suo sorriso benevolo, col suo passo ritmico, portando i suoi vestiti fini e ricchi, i suoi cap-