Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/256

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mana prima con Vincenzo Sticco, negoziante di cereali, gli aveva portato cinquantamila lire: il papà Astianese era molto ricco, ma aveva sette figliuole, da dodici a venticinque anni. Sticco era il più ricco del paese, aveva la più bella casa, con cinque balconi sulla piazza, l’aveva fatta mobiliare da un tappezziere di Napoli, e Rosina faceva, con un legittimo orgoglio, per la prima volta, gli onori della sua casa. Portava le grosse rosette di brillanti datele dal marito, otto o dieci braccialetti pesanti e luccicanti, ed era soddisfatta di sè, del suo salone rosso e oro, della sua stanza da letto azzurra e bianca. Ella mostrava tutta questa roba, a tutti e a tutte, senza celare la sua soddisfazione.

La casa era piena di ragazze e di spose. Prima le sei sorelle Astianese, in scalatura, brune, bionde, fulve, di tutti i gusti, di tutte le stature, sbucanti da tutte le parti, tanto che parevano dodici, aventi ognuna il suo pretendente in piazza, o su qualche balcone, o alle finestre del Circolo Garibaldi: poi Grazia e Maria Orlando con la cuginetta di Napoli, Caterina Borrelli; poi Lucrezia Piccirillo Sticco, la cognata di Rosina, maritata a un proprietario di Casapulla; poi Luisa Ciccarelli, la più brutta ragazza del paese, inebetita dalla sua bruttezza, con la bocca sempre un po’ schiusa e le grosse mani penzoloni; poi Carmela Barbaro, la giovane sposa del cancelliere, venuta da un villaggio albanese della Calabria, mezza orientale, mezza montanara, che era bruna bruna, fumava sempre e parlava pochissimo; infine la grande amica di Rosina, la sua coetanea, Emma Demartino, la pallidina alta e gen-