Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/45

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telegrafi dello stato 41


disse Peppina De Notaris; — si farà un concorso, fra le migliori, per il posto di vice-direttrice. —

Chi, chi poteva riescire? Quale nuova volontà avrebbero dovuto subire? Serafina Casale, forse, superba, sdegnosa, prepotente? O se fosse riescita Adelina Markò, così bella, così gentile, quello sarebbe stato un piacere grande per tutte: ma ella non avrebbe accettato, doveva maritarsi, un giorno o l’altro, era una impiegata provvisoria, di passaggio. Caterina Borrelli? Svelta, intelligente, ma troppo vivace, troppo tumultuosa, faceva troppe satire contro i superiori, non l’avrebbero mai nominata. Pasqualina Morra, la poetessa? Troppo giovane, molle, floscia, senza energia, senza prestigio.

— Signorine, signorine, un po’ di silenzio. —

Erano le otto e un quarto: questa ultima ora, dalle otto alle nove, sembrava di una lunghezza interminabile. Quelle che avevano chiesto il permesso, erano prese da una esasperazione nervosa: il direttore non veniva, no, e avrebbero dovuto agonizzare sino alle nove.

— O direttrice, quando viene il direttore! — esclamò, con accento desolato, la Borrelli.

— Eccolo qua: vuole qualche cosa? — le chiese una voce, alle spalle.

La Borrelli, malgrado la sua improntitudine, rimase interdetta. Il direttore si arricciava il mustaccio, come aspettando, guardandola freddamente, con la dominazione tranquilla degli uomini che non subiscono la femminilità.