Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/87

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per monaca 83


all’ambiente frivolo e sciocco dove si consumava la sua intelligenza, Elfrida Kapnist alla sua miseria, che ogni tanto le faceva subire delle umiliazioni atroci, Angiolina Cantelmo alla fatalità che dominava nella sua casa, Anna Dona alla sua esistenza atroce, senza conforti, Eva Muscettola al suo desiderio insoddisfatto di esser molto amata, di poter molto amare: solo le due Sannicandro si consolavano, erano tutte felici, poichè in quel giorno sarebbero andate alla passeggiata della Riviera, con papà e mammà; e Olga Bariatine era intimamente felice, ella che aveva amato con tanto fervore Massimo Daun e ora raccoglieva il premio del suo amore; e Maria Gullì-Pausania si sentiva molto felice, perchè non può essere altrimenti d’una discendente dei re siciliani.

— Misericordia, misericordia! — gridò Eugenia d’Aragona, entrando e buttando all’aria il cappellino, — ma che state contemplando i Quattro Novissimi? Fate la penitenza dei peccati, ragazze? Volete che piangiamo tutte insieme? O Eva, Eva, che hai fatto?

— Ma niente, cara, niente: lavoriamo.

— Ma voi morirete, a furia di lavorare. Ma volete rovinarvi il petto, gli occhi, le dita! Ma vi farete venire la nostalgia, lo spleen, con tutto questo cucito! I bimbi saranno vestiti, ma qualcuna di voi si ammazzerà, ne son certa.

Ella si gettò sopra una sedia, accavalcò una gamba sull’altra e strappò il cucito dalle mani di Angiolina Cantelmo.

— Anche tu, monachella? Ma perchè non mandate loro dei quattrini, molti quattrini a questi bimbi,