Pagina:Serao - Il romanzo della fanciulla, R. Bemporad & figlio, Firenze, 1921.djvu/93

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per monaca 89


sottostando a una lunga e dura carriera, spesso lontano dai suoi cari.

— Come sono belle, come sono belle queste vostre corazzate, — diceva ella a Innico, guardandolo con gli occhi emananti soavità.

— Ma non sempre sono infiorale e imbandierate, non ci si balla la polka sopra, come questa sera.

— Che importa! Mi piacciono tanto, — mormorava ella, piegando il capo sotto il suo cappellino azzurro, un soffio di aria, fermato da margherite.

— Dovreste vederla nella tempesta, la buona nave! Come è salda, come resiste, come non si piega!

— Non mi parlate della tempesta, Innico, — diss’ella turbata.

— E perchè?

— Non posso pensarci.... non potrei pensarci, quando facesse cattivo tempo, non dormirei mai....

— Allora bisognerebbe imbarcarsi con chi si vuol bene....

— Perchè no?...

— La legge non vuole.

— La legge?

— Balla dunque, Eva, balla, ora che Innico sta qua, — gridò ridendo Eugenia scuotendo i grossi orecchini di brillanti.

Era un waltzer, molte signore si erano sedute, stanche, sui divani di velluto azzurro, ma le ragazze, indomite, non si fermavano. Elfrida Kapnist, audacemente vestita di broccato rosso, con le scarpette di raso scintillanti di perline d’acciaio, con un cappellino