Pagina:Sermoni giovanili inediti.djvu/12

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8 sermone primo.

     E quale il frutto, che allegar non faccia
     Il dente pel savor agro, e diverso
     Pur nell’agrezza sua? Leggi, se tanto
     Di speranza o timor recano i fati,
     90Leggi e risolvi. Ne t’ascondo il mio
     Recondito pensier, che gli altri avanza,
     Fra le discordi imagini seguendo
     L’imagine d’un ben che mi sorride,
     E a un mesto sospirar anco mi sforza.
95Di alteri vanti e di rampogne amare
     E di frementi grida odi un confuso
     Rumoreggiar, che da contrarie parti
     T’introna sì che non discerni il vero. —
     Dunque dal bene al meglio il mondo corre,
     100Anzi vola e precipita? — T’inganni.
     Dal male al peggio va precipitando,
     Altri ripiglia; che non basta il piede
     Al correr, nè al volar bastano l’ali.
Oh! chi recide di cotanta lite
     105L’avviluppato nodo, che reciso,
     Novellamente aggruppasi con mille
     Intrecci novi, varïati e strani?
     Di sofistiche scole il mondo è pieno;
     E chi nol sa? Ma timida e schernita
     110La verità nel mezzo siede, e parla
     Cose d’eterna ricordanza degne.
     Dato a me fosse di ritrarne in parte,
     Dietro la scorta di fidato lume,
     I candidi responsi. È dell’Eterno
     115Legge, che il corpo all’intelletto serva;
     Che allo spirto immortal serva la morta
     Volubile materia; e che di polpe
     Insieme e d’ossa e d’anima temprati,
     A doppio di bisogni ordine certo