Pagina:Serra - Scritti, Le Monnier, 1938, I.djvu/255

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SCRITTI DI RENATO SERBA arido in cui la noia si dissecca, così come si asciu¬ ga il gelo delle piccole gocce di pioggia sopra le guance calde. Ma anche la stanchezza è inutile e la noia e ogni cosa, inutile fermarsi come un bambino a contemplare la pioggia e a cercare una primavera, che se anche ci fosse non avrebbe nulla da dirmi. Tutto è eguale. K gli occhi che si son provati per un momento a interrogare l’universo, tornano con meccanica rassegnazione alla strada di tutti, scru¬ tando le zone di ghiaia più asciutta fra le poz¬ zanghere gialle; e ogni cosa riprende il suo posto, un passo dietro l’altro, liti che il giardino è finito di traversare, e tutte le incertezze si quetano da¬ vanti alla porta. Alta, pesante, scura ; con l’aria deserta che hanno le vecchie porte nelle mattine ili domenica, nei luoghi dove la gente non passa, e i battenti che sono stati spalancati tutta la set¬ timana si raccostano e sembrano aderire l'uno al¬ l'altro col vischio della grossa vernice brunastra. I/iinposta cede lenta alla mano e si apre sul silenzio vuoto, nel huio. Si apre con un lungo e consolato sospiro, finalmente, sulla mattina della mia volontà, sul vuoto e sul silenzio che è mio, perchè l’ho cercato. C’è dell’amicizia, per me, al di là di quel buio. K il mio luogo, il mio carcere, il mio destino. Qualche cosa di freddo e arido, in¬ finitamente migliore di tutto il piacere e di tutta l’agitazione per una bellezza, che non potrò mai possedere del tutto. .Ala, l’angustia e la rinunzia, nessuno me la può togliere. Non penso a niente di preciso : ci sono dei libri che mi aspettano e qualcuno forse è pieno di cose nuove e di dubbi; c’è anche il lavoro, quello che la gente chiama la¬ voro. il mucchio ili carta sporca e indifferente, a cui io non voglio chiedere nè soddisfazione nè mi-