Pagina:Settembrini, Luigi – Ricordanze della mia vita, Vol. I, 1934 – BEIC 1926061.djvu/220

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214 parte prima - capitolo xxii


attorno al re. Era composto principalmente di uffiziali della guardia reale, che dimoravano sempre in Napoli, e facevano la guardia al palazzo; e ne era capo il principe di Turchiarolo, che desiderava il bastone di capitano delle guardie del corpo, uffizio tra i maggiori di corte, e che era vuoto, ed egli teneva quell’uffizio ma non il grado né gli onori. Costui abitava proprio in palazzo, e nelle regie stalle tra staffieri e servitori ragunava i piú devoti. Ai militari si aggiungevano vecchie birbe di polizia, e spie, e ribaldi di ogni specie purché provati fedeli. Erano potenti perché avevano le armi, ed avevano vinto il 15 maggio, e si erano uniti ed ordinati, e difendevano la causa del re; ma la maggior parte erano sciocchi ed ignoranti, e dicevano le grosse corbellerie, e un colonnello proponeva si facesse venire anche la flotta svizzera. Quegli uffiziali appartenenti a nobili o ricche famiglie erano stati educati dal prete, dai cocchieri e dalle ballerine, e si credevano onoratissimi a fare i regi servitori, e i regi sgherri. Fra essi ce n’eran dei furbi, che li guidavano un po’, e saliti piú in alto, uscivano di quella fangaia. Il re lasciava fare, ma badava che non facessero troppo, non gli guastassero i suoi disegni, e talvolta li frenava, tanto per mostrar loro che il padrone era egli, comandava egli, e non si lasciava vincere la mano da nessuno.

La camerilla avrebbe voluto togliere subito lo statuto, accoppare tutti i liberali o almeno i capi, e governar con la sciabola, e odiava fieramente i deputati, e li chiamava i chiacchieroni, e piú volte proposero di uccidere quelli che parlavano piú arditi. Nella Camera il deputato Giuseppe Massari disse memorevoli parole ai ministri: «Noi dimentichiamo tutti i vostri errori e le vostre colpe, ad un solo patto, che mandiate subito il nostro esercito e le nostre navi a combattere per la causa italiana: aiutate la causa d’Italia, e noi vi perdoneremo, anzi vi benediremo». Il Bozzelli disse che egli per ragioni di civile prudenza non poteva rispondere. E che poteva dire egli ministro di Ferdinando II, che era il piú fiero nemico della causa italiana, e che avrebbe mandati i suoi soldati, sí, ma per aiuto all’Austria? E quando su fine di agosto si seppe la ritirata,