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LXI

(Il calunniatore).

Santo Stefano, 3 novembre 1857.

La venuta del giudice istruttore di Pozzuoli mostra che il processo non è politico, ma di falsitá, ed il colore politico v’è per giunta: perché i processi di falsitá sono istruiti dai soli giudici istruttori. Qui v’è un prete a nome Pietro Matachioni, il piú ribaldo di quanti ribaldi portano chierca, conosciuto denunziante, che denunzia, e fabbrica ribalderie per indole malvagia, ed educazione pretesca. Costui ieri ebbe lunghe conferenze col giudice, e pare sia il denunziante, o il capo de’ denunzianti. Per nuocere a’ forzati li accusa di falsamoneta; per aggravare l’accusa v’aggiunge che i forzati hanno complici i politici, coi quali fanno la setta democratica e vi mette anche comandanti, cappellani, medici, tutti. Cosí ha fatto mille volte, cosí avrá fatto questa. Questo è il concetto che egli ha espresso sempre in tante carte sorprese, e delle quali io talvolta ho letto qualcuna con riso. Però credo che sia costui: e a lui certo volevano accennare le parole che mi disse il giudice.

Vedi dunque che è una bassa calunnia che non mi ferisce, e ridi come ne rido io. Che s’ha a fare? Questo è l’ergastolo. Coltellate, denunzie, orrori di ogni specie.

Salutami il buon T1 e tutta la sua famiglia.

Addio, Gigia mia. Un bacio alla Giulia nostra, e benediciamo il nostro lontano Raffaele. Ti abbraccio caramente. Fa di star sana, e pensa sopra ogni cosa alla tua salute. Un bacio, ed addio.

Luigi tuo.



  1. Felice Tafuri. [N. di R. S.]