Pagina:Slataper - Il mio carso, 1912.djvu/70

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nico che mi guardava. La donna che m’amava non torse il viso, ma si avvinghiò nervosamente al collo e tentò con tutta la sua anima di darmi un bacio; ma le sue labbra non aderirono sulle mie.

Ora sono quieto e viaggio negli espressi.




No, no, la mia vita non fu così, ma lo stesso io mi trovo inquieto e spostato. Io ho trovato compagni e amicizia, e ho lavorato con essi, ma io sono meno intelligente di loro. Io non so dir niente che li persuada. Essi invece sanno discutere e dimostrare che bisogna esser convinti di questa o quella cosa. Io sono impersuaso e contradittorio. Bisogna star zitti e prepararsi.

Ma perchè essi qualche volta s’accasciano disperando di tutto? Chi vuol riformare gli altri non ha diritto d’esser debole. Bisogna andar avanti e dritti. Bisogna accogliere con amore la vita anche quand’essa è pesante. Bisogna obbedire al proprio dovere. Essi sono più intelligenti e più colti e più stanchi.

Forse io sono d’una città giovane e il mio passato sono i ginepri del carso. Io non sono triste; a volte mi annoio: e allora mi butto a dormire come una bestia in bisogno di letargo. Io non sono un grübler. Ho fede in me e nella legge. Io amo la vita.

Ma i discorsi d’arte e di letteratura m’annoiano. Io sono un po’ estraneo al loro mondo, e me n’addoloro ma non so vincermi. Amo di più parlare con la gente solita e in-