Pagina:Slataper - Il mio carso, 1912.djvu/71

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teressarmi dei loro interessi. Può essere che tutta la mia vita sarà una ricerca vana d’umanità, ma la filosofia e l’arte non m’accontentano nè m’appassionano abbastanza. La vita è più ampia e più ricca. Ho voglia di conoscere altre terre e altri uomini. Perchè io non sono affatto superiore agli altri, e la letteratura è un tristo e secco mestiere.




Dunque facciamo l’articolo. Da molto tempo sto zitto: è tempo di risbucare. Lapis rosso: 1, 2, 3, 4, 5....; le cartelle sono numerate e pronte. Accendiamo la sigaretta. Inchiniamoci sul tavolino per venerare il pensiero che gorgoglia, commisto all’inchiostro, giù dalla penna.

Lo sviluppo d’un’anima a Trieste. Comincio a scrivere; lacero; di nuovo, e altro strappo. Sigarette. La stanza s’empie di fumo, e i pensieri si serrano come corolle al vespro. Inutile illudersi: non ho da dire niente. Sono vuoto come una canna.

— Cosa fai qui, davanti a questo tavolino, in questa sporca camera d’affitto? Anche se tuffi il muso nella frasca verde della boccia con cui i tuoi occhi, stanchi del grigiume stampato sulle pareti, cercano di sognare, tu, qui, non respiri. Ora, qui anche Shakespeare è una pila di libri che ti ruba un brano d’orizzonte. Dirimpetto, l’Incontro s’inrossa per l’aurora, e se t’affacci alla finestra e guardi a sinistra, Fiesole è chiara come un cristallo ambrato. Sul Secchieta c’è la neve. Andiamo sul Secchieta.

Fasce ai piedi; doppia maglia al petto: un boccone di