Pagina:Slataper - Il mio carso, 1912.djvu/76

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Un dirupo nevoso che non mi permetto di superare a zigzag: l’attacco due tre volte con l’unghie. E — .

Sul Secchieta c’è una bassa cappella con una madonnina dipinta. Ho acceso un fiammifero per timore che vi fosse dentro il lupo. Sono sgusciato strisciando per il pertugio ostruito dalla neve e son ruzzolato sotto la madonnina.


Penetro con le dita spalancate nell’acqua del mare, come tra i capelli morbidi e resistenti d’una donna; e m’arrovescio sulla superficie a riposarmi. Le piccole onde sbattono mormorando al mio orecchio, come il cuore della donna all’amante che riposa su di lei.

Allargo lo sguardo: e il mare s’increspa sotto il sole. La sua anima è quieta e serena, ed egli si stende sulla spiaggia soffice e si culla cantandosi piccole parole; e cerca con dita di bimbo le conchigline e i granchietti fra la ghiaiola della riva.

Mi riposo sul mare. Passano sul cielo bianche nuvole e migrano. Se sollevo un poco la testa vedo tremare gli ulivi di Muggia: nient’altro. Il riposo è grande e infinito.

Una barca apre lenta la vela, si sbanda leggermente, e esita. Poi va, raccogliendosi il poco vento. Io sono qui, portato dallo smuoversi lento dell’onde increspate.

E il mare mi porta lontano dove io non veda altro che mare e cielo, e tutto sia zitto e pace. Apro la bocca e fra i denti mi scorre l’acqua salsa, e il corpo si lascia calare lentamente nel mare.