Pagina:Slataper - Il mio carso, 1912.djvu/77

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Son qua per terra come un cane in agonia e i nervi mi si inturgidano per il bisogno d’amare, e stiro la testa come se un capestro mi si avvincolasse sempre più stretto intorno al collo. Poi balzo in piedi e guardo nella notte. Dove sei creatura bella che un giorno mi devi amare? Guardi nella notte? Sotto le stelle l’aria ha uno scintillio come di specchio a noi ci vediamo.

Creatura fresca, dentro all’anima tutto è speranza di vita come in un bosco sotto la calura. La piccola erba carezza il ceppo rugoso, tremando nell’aspettativa. La terra mormora, l’acqua è vicina. Ecco l’acqua, la fresc’acqua. E tu sei qui fra le mie braccia, creatura.

Io ti posso baciare perchè mi sono conservato puro. Ho sofferto e pianto per te. Ora è agosto, e i rami rigurgitano di succo e si drizzano smaniosi. Io voglio abbrancarti furioso e sentire questa tua carne intatta torcersi sotto le mie dita, qua sulla terra calda come il mio sangue, perchè tu devi esser mia.

O creatura bella, io non so che colore abbiano i tuoi occhi, ma sono azzurri perchè la grande aria su di noi è azzurra. Non so dove tu sia, ma guardi dall’alto e rassereni come il sole. In tutte le cose tu sei perchè tutto io amo: nella campanula bianca del prato e nel fiume che ti rispecchia e va per l’ampia pianura portandoti nel suo cuore.

O creatura nuova, non so chi tu sei, ma ti sento dentro di me come se nell’anima un seme mi radicasse. E sono un bimbo che va su per un monte verde, saltando e cogliendo fiori, e d’un tratto gli s’apre davanti la valle con i i suoi villaggi e la città lontano, piena di luce nebulosa.