Pagina:Sonetti romaneschi III.djvu/26

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LA MADRE POVERELLA


 
     Fijja, nun ce1 sperà: ffatte2 capasce
Che cqua li ricchi sò ttutti un riduno; 3
E un goccio d’acqua nun lo dà ggnisuno,
Si tte vedessi4 immezzo a una fornasce.
              
     Tu bbussa a li palazzi a uno a uno;
Ma ppòi bbussà cquanto te pare e ppiasce:
Tutti: “Iddio ve provedi: annate in pasce„.
Eh! ppanza piena nun crede ar diggiuno.
              
     Fidete,5 fijja: io parlo pe sperienza.
Ricchezza e ccarità ssò ddu’ perzone
Che nnun potranno mai fà cconosscenza.
              
     Se6 chiede er pane, e sse trova er bastone!
Offerímolo7 a Ddio: ché la pascenza
È un conforto che ddà la riliggione.


Roma, 18 febbraio

no match

1833


  1. Ci.
  2. Fatti.
  3. Tutti una massa: tutti uguali.
  4. Se ti vedesse.
  5. Fidati.
  6. Si.
  7. Offeriamolo.