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Aveva in cuore un tumulto: una nuova corrente di affetti lo trascinava. Non poteva resistere al desiderio di stringerla fra le sue braccia, di trasfondersi in lei, d’inebbaiarsi ancora una volta di quella gioia divina. Si lasciò cadere sui guanciali, l’abbacciò, la strinse, come un pazzo, come un disperato.

Piangeva, ma di gaudio. Era un altro uomo: l’uomo di un tempo. L’adorava. Lei era la sua Maria, la sola donna che avesse amato, che potesse amare, e non sarebbe morta. No! Non doveva, non poteva morire; ora no! Si sentiva forte, pieno di speranza, felice. Tutti i fantasmi erano fuggiti: aveva un’altra volta fiducia in sè stesso.

Lei intanto non pareva piú quella. Nessun abbattimento piú sul suo bellissimo viso. Sorrideva o parlava con una vivacitá serena e cosciente, di donna sana e felice.

— Mi ami sempre come una volta, disse, tra quelle lunghe carezze, mi ami sempre, grazie! senti, ho sognato ch’eravamo andati a Napoli e ch’ero guarita. Mi pareva che qualcuno volesse toglierti a me; una donna, oh! una bellissima donna! che ti incantava; ma tu avevi pietá della tua povera Maria e venivi con me a Napoli. Oh! come terminava bene il mio sogno!