Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. I.djvu/257

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CAPO IX. 197

facilità i lastraiuoli adoperando soltanto squadra zoppa e scarpello pongano in opera le pietre di lati infiniti, come son cavate dai prossimi monti fiesolani. Non sostenibile per fermo si è l’opinione della incredibile antichità d’ogni fabbricazione a poligoni, e meno ancora l’ipotesi strana, la qual tenderebbe a far credere, che i nostri propri monumenti di tal genere sieno edifizj lasciativi dai Pelasghi; a causa massimamente, si va dicendo, dell’apparente somiglianza che le costruzioni italiche han colle mura di parecchie città della Grecia antica, per fantasia di poeti chiamate ciclopie; e se vuolsi ancora con quelle di Tirinte e di Micene: quasi come se una sì rozza maniera d’edificare, che volentieri diremmo mostrata da natura, non fosse stata comune a molti anche fuor d’Italia e di Grecia1, od avesse per suo solo magistero alcun che di mirabile. Non però di meno sia che le motivate ragioni appaghino o no il lettore, sarà sempre vera cosa, che il fabbricare a pezzi poligoni in Italia spetta ad un sistema di costruzione locale generalmente adoperato ab antico dalle nostre popolazioni, così nel murare le città, come in altri edifizj molto durevoli ad uso o militare o civile: sistema medesimamente praticalo lungo tratto per arte consueta nei secoli romani. Anzi credibilissimo è, che da quella forma stessa

  1. Basti per qualunque altro esempio il fatto che trovo allegato: cioè il ponte d’uguale costruzione in Loochoo, grande isola del mare del Giappone in sulla costa occidentale della Corea.