Pagina:Storia degli antichi popoli italiani - Vol. I.djvu/272

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212 CAPO X.

Il nome natale degli Aborigeni, fondatori del popolo, s’era perduto1; ma speculava, come dicemmo, Sallustio, sopra la formazione dell’umana società, rappresentandoli così senza leggi e senza freno. Perocché, se bene i pastori Aborigeni fossero di natura uomini duri e agresti, non per questo si debbono tenere per indisciplinati affatto. Abitavano essi pe’ loro monti in rustiche dimore: lavoravano la terra: avevano religioni, e di più, dice Varrone, oracoli a Tiora, dove Marte profetizzava per mezzo d’un picchio2: laonde in tutto tenean così della credulità, e del costume semplice, ma temperato, dei montanari. Ogni vetta dei colli, ed ogni altro sito eminente del Lazio, divenne per questi nuovi occupanti un centro di popolazione, ed una specie di forte. Ne ciò avea soltanto per fine la difesa, quanto la salubrità, atteso massimamente la natura de’ luoghi bassi per ancora paludosi, acquosi e malsani. Di tal modo per l’unione di coteste genti, Aborigeni, Siculi, Aurunci, ugualmente nati alla vita faticosa e all’armi, nacque la società dei Casci o prischi Latini3, altrimenti chiamati indigeni da Virgilio4; la cui erudizione profonda nelle cose patrie,

  1. Vedi pag. 174.
  2. Dionys. i. 14.; Plin. x. 18.; Nonius xii. 3.; Steph. v. Ἀβοριγῖνες.
  3. Quam primum cascei populi genuere Latinei. Enn. Frag. p. 14. Priscis illis, quod Cascos appellai Ennius. Cicer. Tuscul. i. 12.
  4. Prisci. ... indigenae Latini. Virgil. v. 598. xii. 823. Indigenas Latii populos. Lucan. ii. 432.; Prisci Latini propie appellati sunt ij, qui prius quam conderetur Roma fuerunt, Paul. ex Festo.